La psicoterapia a orientamento cognitivo-comportamentale

Published by

on

In seguito a una laurea in medicina o in psicologia, è possibile iscriversi a una specializzazione quadriennale in psicoterapia. Uno psicoterapeuta può scegliere quale orientamento studiare, ossia può scegliere di apprendere metodologie e tecniche che fanno riferimento a un particolare orientamento teorico (es. terapia costruttivista, terapia della Gestalt, terapia psicoanalitica, terapia sistemica, terapia cognitivo-comportamentale, terapia integrata etc).

La terapia a orientamento cognitivo-comportamentale focalizza il proprio intervento sulla costruzione di pensieri e di comportamenti nuovi e utili, che sostituiscano quelli che invece non aiutano il paziente nella vita di tutti i giorni perché generano spiacevoli emozioni e comportamenti disfunzionali.

La terapia cognitivo-comportamentale insegna alle persone come cambiare convinzioni e atteggiamenti che giocano un ruolo importante in stati emotivi spiacevoli come l’ansia o la depressione. In poche parole, il modo in cui pensiamo alle cose e alle situazioni influenza il nostro umore, influenza il modo in cui ci sentiamo e influenza il modo in cui interagiamo con le altre persone/con le situazioni (es. lavoro, famiglia, relazioni amicali o di coppia etc).

Si tratta quindi di una terapia molto strutturata, basata su fiducia e alleanza tra terapeuta e paziente, allo scopo di analizzare insieme i pensieri del paziente per capire qual è il modo migliore per modificarli al fine di ridurre il malessere percepito (ansia, tristezza, rabbia etc).

I primi colloqui si incentrano sulla valutazione del problema che il paziente porta al terapeuta: di cosa si tratta? Si verifica solo in certi contesti di vita? Ostacola la quotidianità? Riguarda anche aspetti di vita passati oppure presenti/futuri? Può capitare che il terapeuta somministri anche questionari o interviste al paziente per un approfondimento più utile (questionari sulle emozioni, sulle relazioni con gli altri, sulle condotte alimentari etc). Lo scopo dei primi incontri è quindi capire “il problema” e capire come il paziente “funziona” con se stesso e con le altre persone.

In seguito, il terapeuta cognitivo-comportamentale concorda con il paziente gli obiettivi della terapia. Nel resto dei colloqui dunque si svolge il cuore dell’intervento psicoterapico: è la parte più delicata, perché si farà un focus sui pensieri che rendono il paziente sofferente e si impareranno nuove modalità di pensare e di comportarsi, che faranno diminuire la sofferenza psicologica (ansia, rabbia, tristezza etc).

Può capitare che il terapeuta dia al paziente dei piccoli “compiti” tra una seduta e l’altra, al fine di rafforzare le competenze che il paziente apprende durante la terapia e al fine di renderlo sempre più autonomo, fino a giungere alla conclusione del percorso terapeutico.

Ogni terapeuta ha poi il suo stile personale con cui conduce le sedute!

L’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale è ampiamente dimostrata da ricerche e studi scientifici e ha evidente efficacia per vari tipi di difficoltà e problematiche, tanto da essere introdotta nelle linee guida internazionali che indicano i percorsi di cura più adeguati per trattare diverse patologie. Ecco alcuni articoli a riguardo:

Lascia un commento

Previous Post